20.10.03

[in gabbio]

domenica, tardo pomeriggio, roma.
mi avvio riluttante con voglia zero verso il mio turno notturno presso l'inclita ditta. parto tardi tanto e' domenica, in quel verso non c'e' traffico. invece no, raccordo fermo a nord, tiburtina bloccata, la coda lenta, macchine strombazzanti, e motorini -troppi motorini- con coppie di giovanette in fiore scalmanatissime. mentre sto li' a guardare a distanza il semaforo che passa per tutti i colori dell'iride senza che io abbia mai ingranato una marcia qualsiasi, un motorino si ferma e la centaura mi chiede la gabbia e' ancora lontana?
la gabbia?
cosi' scopro che la ragione per cui sto erodendo il mio limitatissimo monte minuti-ritardo mensile e imprecando in tutte le lingue che conosco comprese le morte e' che il tal pasquale laricchia, infelice interprete di proverbi pugliesi, e' chiuso in una gabbia qualche metro piu' su (a imitazione dei primati allo zoo? no, del mago francese a parigi).
mi spiace solo che non piova come il giorno prima.