17.7.03

[telefonate mute] giorni fa ho avuto modo di parlare con alcune delle persone che lavorano -sotto forme di impiego impronunciabili- per la maggiore societa' outsourcer del gruppo (outsourcer si', ma fino a un certo punto). si occupano di telemarketing, vale a dire chiamano a tutte le ore i clienti sotto la forma di consulenti per il risparmio e le promozioni, tentando previa concessione della relativa autorizzazione di accumulare dati della piu' varia natura dall'uso degli elettrodomestici a quello delle creme di bellezza. mi hanno descritto la meccanica del lavoro, di come le telefonate, gestite attraverso una nota piattaforma, arrivino in automatico sulle loro postazioni a ritmi nipponici, e di come siano valutati in base al tempo che intercorre tra una chiamata e l'altra e il tempo che dura la chiamata stessa. una madre di famiglia, peraltro piu' giovane di me, e' stata a rischio risoluzione di rapporto nel periodo in cui il figlio piccolo ha avuto il morbillo e la babysitter (la nonna naturalmente) si e' permessa di chiamarla addirittura per tre volte in un giorno (durata del turno: 5 ore) sul suo cellulare personale, che dovrebbe rimanere spento in borsetta. la giovane signora tuttavia ha ritrovato il sorriso perche', raccontava, ultimamente sembra essersi diffusa tra i clienti l'abitudine non piu' di agganciare dicendo non interessa, com'era prima, ma di lasciare la comunicazione attiva e dedicarsi ai casi loro; il che consente, a loro altri che stanno attaccati di la', di andare al bagno (in base alla 626 solo ogni 2 ore di videoterminale), chiamare i figli o dare riposo alle corde vocali. stamattina, guarda il caso, scopro che alcuni di quelli che stanno zitti li leggo.