7.6.03

[flessibilita'] a proposito del rapporto censis sui lavoratori atipici, max mi aveva inviato questa:

Forse resto prevenuto ma il trionfalismo che mi sembra di cogliere qua e là per i risultati della ricerca del Censis sui lavoratori in Co.Co.Co. mi dà fastidio in modo inquietante.
Non posso fare a meno di interpretarlo come il riconoscimento di fatto che una fetta della nostra popolazione (destinata inevitabilmente a crescere) ha una prospettiva lavorativa soltanto a breve termine, non è in grado di pianificare a lungo termine pur vivendo in un tessuto sociale ancora intriso dei vecchi sogni e desideri di stabilità. Un dato per tutti: il 56% vive ancora in famiglia. Cosa possa significare a lungo termine il fenomeno non ci è dato saperlo, l'impero si allarga e tutto cambia e di certo le cose non potranno più essere come erano prima.
Capisco, avendolo provato, come possa essere stimolante iniziare a lavorare, essere da soli, guadagnare ma temo che la (giusta) soddisfazione di molti dei soggetti dell'indagine sia già troppo strumentalizzata
Probabilmente sono solo troppo romantico
romantico ma non inascoltato, caro max.
le novita' all'orizzonte sul fronte lavoro sono sopratutto di natura linguistica: a cominciare da continuativo di co.co.co, che doveva sembrare un po' troppo rassicurante, e che e' diventato intermittente, a chiarir meglio che nutrire speranze sull'estensione nel tempo di un certo lavoro si perde tempo, e se non hai seguito le istruzioni del premier che invitava chiaramente a imparare le lingue resteremo pure fuori da staff leasing, voucher prepagati e job sharing.
aggiornati. [su repubblica]