14.7.02

Capri 2.
Fare il bagno a Capri e' un fatto necessario, come visitare almeno una volta nella vita la villa jovis che tiberio si fece costruire per venirci a spassarsela con i suoi adolescenti, scendere la via krupp (dopo aver scavalcato il cancello che ne impedirebbe l'accesso perche' la montagna e' pericolante e il comune non risponde di eventuali danni causati da crolli), guardare dall'alto la casa a forma di nave a picco sul mare di curzio malaparte e immaginarcelo mentre scruta l'orizzonte dal terrazzone-prora, o salire all'arco naturale dopo 500 gradini di laterizio con le pulsazioni accelerate scoprendo che un gruppetto di pensionati prima di voi c'e' arrivato con meno sforzo, passare davanti alla casa abbandonata dove visse per qualche creativo anno Gorkij e infine cedere alla tentazione e arrivare sul pizzolungo per vedere i faraglioni. Il bagno, dicevo, e' necessario perche' l'acqua di capri anno dopo anno migliora, acquista in trasparenza e in tono di smeraldo e in altri punti soprende diventando rubino-violacea, per non dire del turchese acceso della grotta azzurra -ma quest'ultimo me l'hanno solo raccontato perche' in anni e anni alla grotta azzurra non ci sono andata mai per insofferenza verso la barchetta che ci porta i turisti e per la pigrizia che mi ha impedito di arrivarci a nuoto-.
E poi in mare ci si va per lo piu' attraverso stabilimenti che a capri si chiamano rigorosamente 'bagni' e hanno nomi propri che evocano tutta la mitologia nota e ignota del mediterraneo: la torre saracena, i bagni di tiberio, lo scoglio delle sirene. E il mare da allora sembra rimasto lo stesso.